Chi ha tempo non aspetti tempo, così anche noi ci stiamo preparando già per la prossima stagione invernale. Ideale per un vostro soggiorno oppure per fare un regalo. Talvolta chi si programma fa buoni affari…
Vi proponiamo per il prossimo inverno la possibilità di soggiornare ovviamente nella nostra locanda tenendo ben presente anche il fattore pasti che a Venezia rappresenta spesso un’incognita: per la qualità e soprattutto per il prezzo. Abbiamo selezionato allora alcuni locali che ci garantiscono qualità e servizio. Possiamo quindi proporvi:
A PARTIRE DALL’ 8 NOVEMBRE 2009 FINO AL 28 FEBBRAIO 2010 SOGGIORNO MINIMO DI TRE NOTTI (ESCLUSO CAPODANNO E CARNEVALE )
PACCHETTO 3 NOTTI Camera doppia de luxe con un “light lunch “ in una tipica “Hostaria Veneziana” e una cena presso ristorante selezionato bevande incluse.
Costo totale 242,00 euro per camera (notte extra 64,00 euro )
Camera doppia de luxe con vista canale con un “leight lunch “ in una tipica “Hostaria Veneziana” e una cena presso ristorante selezionato bevande incluse.
Costo totale 275,00 euro per camera (notte extra 75,00 euro )
Supplementi:
Colazione a buffet 5,00 euro per persona al giorno
Supplemento week end (solo Venerdi e Sabato ) 5,00 euro per persona
3° persona in camera tripla de luxe con vista canale 99,00 euro
ricordandovi di aggiungere sulle note che state acquistando il pachetto “Venezia senza sorprese “ oppure per ulteriori informazioni info@locandaformosa.com
Vi aspettiamo
NOTE: L’Hostaria Venexiana è un tipico locale veneziano dove si consumano degli assaggi della cucina locale quali: sarde in saor, baccalà mantecato, seppioline, insalata di mare ecc accompagnato da un bel calice di vino. Viene usato spesso dai locali proprio per consumare un pasto veloce durante l’orario lavorativo.
Tutto ha inizio un paio d’anni fa a Venezia, città nella quale sono nato e in cui vivo quando, nel riordinare dei vecchissimi documenti trovati nella grande biblioteca di famiglia, rinvenni su un diario cifrato una storia riguardante la mia stirpe lontana, fatta di navigatori e mercanti, e l’esistenza di un oggetto straordinario, che fino a quel momento avevo pensato esistesse solo nelle leggende raccontatemi dal nonno: il Ruyi, un magico scettro imperiale di Qubilai Khan che arrivò a Venezia con Marco Polo, e che la Serenissima occultò. Si tratta di un oggetto dalle proprietà inimmaginabili, ora lo so; può dare un potere infinito a chi lo possiede; in suo nome si sono consumate battaglie sanguinose, anche all’interno della Repubblica di Venezia.
Ero da poco in pensione, così iniziai a dedicarmi a questa vicenda con passione. Ben presto scopersi degli eventi straordinari, al limite dell’incredibile: Marco Polo tornò a Venezia nel 1295, quando aveva 36 anni; ne aveva 12 quando seguì il padre e lo zio in estremo Oriente nel 1271. La sua lunga permanenza presso la corte di Qubilai Khan, l’imperatore della Cina – di cui sposò una delle figlie, che lo seguirà in laguna – gli permise di avvicinarsi al segreto più importante dell’Impero dei Draghi: un leggendario oggetto che garantiva il potere assoluto al Khan: il Ruyi, appunto, il prezioso scettro imperiale che portava inscritta una formula che consentiva di concentrare la grande energia e l’invincibilità degli Antichi, e che giungeva da un tempo perduto della storia del mondo, in cui il Bene e il Male erano in lotta aperta per conquistare il potere sugli uomini.
L’oggetto era una versione rinnovata del Cong, l’antichissimo e magico scettro del tempo delle prime Dinastie, nato per aprire un collegamento tra il Cielo e gli uomini. Con l’aiuto del Cong, Genghis Khan e le Tribù della Mongolia riunificate sotto la sua guida conquistarono l’intera “Chung Kuo”, la Cina, “il Paese che sta nel mezzo”. Il loro loro nome, “Monggol”, deriva dalla lingua Tungusic e significa “gli Invincibili”. Qubilai, discendente di Genghis Khan, una volta entrato in possesso dello scettro ne fece studiare una versione ancora più potente dai sapienti di corte, e con quella governò le terre del Kathai. “Ru Yi” significa “Ciò Che Desideri”, “Ai Tuoi Ordini”, e indica l’onnipotenza dell’oggetto. Nuovi tentativi di ricreare il Ruyi furono tentati dalle Dinastie successive – a partire da quella dei Ching – senza che fosse mai possibile ricostituirne appieno le proprietà magiche, che prevalsero invece nelle rappresentazioni sacre: è un Ruyi, l’oggetto che Lu Xing, uno dei tre Immortali, i Signori Supremi del tempo e della saggezza, tiene tra le mani in ogni raffigurazione. Anche il Buddha sorridente ne reca uno con sé in statue e dipinti. Con l’aiuto della sua sposa, Marco Polo trafugò dunque l’oggetto e tornò a Venezia, dove ne fece dono al doge. Il veneziano intendeva far diventare sempre più grande e potente la sua patria d’origine. Già pochi anni più tardi, però, alcuni giovani nobili veneziani affiliati agli Invincibili –una Confraternita che prendeva origine dalla tradizione mongola, che intendeva conquistare il potere nel mondo intero e che contava molti aderenti in ogni luogo della terra – si prepararono a impadronirsi del Ruyi: il disegno sfociò in una rivolta, capeggiata da Bajamonte Tiepolo, Marco Querini e Badoero Badoer, che nel giugno del 1310 attaccarono le forze del doge Pietro Gradenigo. Ma il doge fu avvisato nel corso della notte, e riuscì a reprimere duramente la rivolta. La sua vittoria fu completa, ma la Repubblica decise di difendersi con la serrata del Maggior Consiglio e la creazione del Consiglio dei Dieci, la potentissima magistratura suprema che nacque proprio in seguito a quell’evento.
Passò qualche anno: nel frattempo Tiepolo morì in esilio e anche Marco Polo si spense nel 1323, chiedendo di essere sepolto nella chiesa di San Sebastiano. La Repubblica intanto, formata da pragmatici uomini d’azione, vedeva nell’uomo e nell’indipendente autogoverno la vera risposta alle esigenze di ordine e benessere della società veneziana e guardava dunque con forte sospetto a questo oggetto magico. La conferma di tali timori arrivò drammaticamente qualche anno più tardi: Marino Falier, fatto doge da poco, tramò allo scopo di rendersi signore assoluto di Venezia, impadronendosi del Ruyi. Scoperto e condannato, gli fu tagliata la testa il 17 aprile 1355. In segno di spregio, venne sepolto con la sua stessa testa fra le gambe.
Nel salone del Maggior Consiglio, a Palazzo Ducale, tra i ritratti dei primi 76 dogi succedutisi alla guida della Serenissima, quello di Marino Falier è rappresentato come un grande drappo nero, su cui sta scritto: “Hic est locus Marini Falethri decapitati pro criminibus”. Di chi ha tradito la Repubblica non deve essere conservato nemmeno il ricordo dell’immagine.
L’oggetto magico stava diventando un pericoloso ingombro, e andava nascosto prima che mani sbagliate potessero impadronirsene. Così, fu segretamente occultato nella tomba di Marco Polo, che lo aveva portato a Venezia sessant’anni prima. La protezione e il controllo di tomba e scettro furono affidati alla gloriosa famiglia Partecipazio, che in quel tempo aveva già dato alla Repubblica ben sette dogi, tra l’811 e il 942. Fu il primo di loro a stabilire per sempre che il governo della laguna avvenisse su un gruppo centrale di isole, quello di Rivoalto.
Ma nel secolo successivo la famiglia, indebolita e divisa, scomparve. Con lei, si persero anche le tracce della tomba e dello scettro. Quella del Ruyi divenne una favola da raccontare ai bambini; poi, anche della leggenda si perdette quasi memoria. Tutto ciò fino al ritrovamento del diario cifrato fra le carte della mia famiglia, che lo ereditò per linea materna assieme alla salvaguardia dello scettro e della tomba di Marco Polo. Più incuriosito che altro, cercai subito di mettermi sulle tracce dell’oggetto perduto: ma dove guardare, visto che la chiesa di San Sebastiano non esiste più, e le spoglie di Marco Polo sono misteriosamente scomparse col sigillo imperiale?
In capo a qualche mese, dopo aver incautamente rivelato in più ambienti da me frequentati di essere alla caccia di questo oggetto leggendario, sono stato pedinato, spiato, minacciato. Sono sicuro di non essere stato ancora ucciso per il solo motivo di essere riuscito – finora – a tenere ben nascosto il diario, l’unico documento che possa davvero portare al Ruyi. Ad operare alle mie spalle ancora gli Invincibili, informati della mia scoperta.
La Confraternita non ha più ambizioni di aperta conquista. È diventata un’organizzazione segreta che trama all’ombra del potere ufficiale, per ottenere il controllo politico e pilotare le scelte politiche a proprio vantaggio: guerre, movimenti di mercato, sfruttamento delle risorse del pianeta… così adesso ho paura, per la mia vita e per quella dell’intera umanità. Inoltre, sono molto anziano. La ricerca di tomba e Ruyi va affidata a qualcun altro.
Non c’è tempo da perdere: a partire dai pochi indizi in possesso, contenuti nel diario cifrato, bisogna che cerchiate di impadronirvi dell’oggetto magico prima che cada nelle mani sbagliate.Chi ha spostato il corpo di Marco Polo ha lasciato delle tracce perché solo agli iniziati sia possibile tornare in possesso della grande energia della preziosa barra d’oro. Venezia è disseminata di indizi (numeri, iscrizioni, segni magici e cabalistici) che letti nella maniera corretta possono indicare i giusti passi da compiere. A guidare i vostri movimenti sarò io stesso che, per sicurezza, vi fornirò mano a mano i dati necessari a sciogliere un enigma per volta per arrivare al Ruyi prima degli Invincibili.
Il cielo assista la vostra corsa contro il tempo. E mi raccomando… fate molta attenzione.
Non perdette il prossimo incontro :
Fondazione Querini Stampalia
Inizio: mercoledì 20 maggio 2009 alle ore 21.45
Fine: giovedì 21 maggio 2009 alle ore 0.45
Luogo: Fondazione Querini Stampalia
Indirizzo: Castello 5252, campo Santa Maria Formosa
La festa della Sensa è da giorni memorabili una delle più significative della vita veneziana. Le origini della Sensa derivano da un’antica leggenda che coinvolge il doge Ziani in una mediazione condotta tra l’imperatore Federico Barbarossa ed il Papa Alessandro III, la quale ha conferito alla città di Venezia un ruolo importante.
Tra i privilegi ne derivano quello dello “sposalizio del mare”, il quale sanciva il dominio sui mari della Repubblica Veneziana. Durante questa celebrazione il doge si recava alla bocca di porto di San Nicolò dove gettava in mare un anello d’oro suggellando la loro unione. All’epoca della Sensa in Piazza San Marco si svolgeva una grande fiera che perdurava una quindicina di giorni. Oggi la Sensa è una famosa celebrazione storica e con la sua regata segna l’apertura della stagione remiera. Nel giorno dell’Ascensione, per il rituale del lancio dell’anello, un corteo di vogatori in costume su gondole a quattro remi, si reca da Piazza San Marco al Tempio di S. Nicolò del Lido.
Il celebre mercatino si tiene nei pressi della chiesa dove si svolge la rinomata cerimonia religiosa alla quale si recano la barca delle autorità insieme alle imbarcazioni delle più importanti società remiere di Venezia. La Sensa si svolge in primavera, tra le ricette tipiche da provare a Venezia, si segnalano i “risi e bisi” e le “castraure” (carciofi novelli), menù a base di ortaggi tipici delle isole lagunari. Quando: Giorno dell’Ascensione, 24 maggio 2009
Esiste un gioiello rinascimentale nelle viscere di Venezia, che da 27 anni nessuno aveva più avuto la possibilità di ammirare. In Ruga Giuffa, a due passi da Campo Santa Maria Formosa, sta Palazzo Grimani, dimora cinquecentesca dei nobili fratelli Vettore e Giovanni Grimani, procuratore di San Marco il primo, patriarca di Aquileia il secondo. Più che un palazzo, uno scrigno principesco decorato con elementi architettonici, stucchi e affreschi di Francesco Salviati, Federico Zuccari, Camillo Mantovano e Giovanni da Udine.
Un “unicum” nel panorama artistico veneziano che dal 1981 è stato acquistato dallo Stato e che adesso viene restituito al pubblico dopo quasi trent’anni di restauri. A inaugurarlo, lo stesso ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi, proprio per sottolineare la straordinarietà dell’evento. Perché Palazzo Grimani diventa adesso il quinto nucleo del Polo museale veneziano, a fianco delle Gallerie dell’Accademia, della Galleria Franchetti alla Ca’ D’Oro, del Museo d’Arte Orientale e del Museo Archeologico Nazionale.
I visitatori potranno entrare in questa dimora storica dove architettura, pittura e archeologia convivono in un edificio che è museo di sé stesso: tra pavimenti a pastellone veneziano illuminati dai cromatismi pompeiani, preziosi marmi policromi, volte magnificamente affrescate, una scala a chiocciola attribuita al Palladio e soprattutto una tribuna che accoglieva la collezione di antichità greche e romane dei fratelli Grimani.Ma la passione collezionistica della famiglia Grimani ci rende oggi anche capolavori di pittura di Tiziano, Veronese, Bassano e Tintoretto, oltre alle straordinarie “Visioni dell’Aldilà” di Hieronimus Bosch. Intervento modello nel campo del restauro, l’intervento su Palazzo Grimani è iniziato dalla messa in sicurezza dell’edificio e dalla salvaguardia dalle acque alte; poi i sistemi idrici e di illuminazione, antincendio e antintrusione e tutta l’impiantistica necessaria sono stati realizzati con i più sofisticati sistemi odierni, senza toccare le pareti decorate, risolvendo il tutto attraverso dei totem installati nelle varie stanze del palazzo. A rallentare in questi anni i lavori sono stati purtroppo i finanziamenti a goccia ma l’accelerazione finale è arrivata col finanziamento di oltre 5 milioni e mezzo di euro ottenuto nel 2000 dall’allora soprintendente Roberto Cecchi.
Venezia, Ruga GiuffaDa martedì 23 dicembre 2008 a martedì 6 gennaio 2009 apertura straordinaria per i veneziani, con visite gratuite previa prenotazione allo 041 – 5200345.Da mercoledì 7 gennaio 2009 il museo è aperto a tutti i visitatoriOrario: tutti i giorni, lunedì escluso, gruppi di 25 persone accompagnate da una guida con partenze fisse alle 9.30, 11.30, 13.30
Il 13 febbraio 1995 la stanza del piano mezzanino dove il celebre compositore è morto è stata affidata dal Comune all’Associazione Richard Wagner di Venezia, presieduta da Giuseppe Pugliese. Allestita a spazio museale, è aperta al pubblico a perenne memoria del musicista e del suo amore per la città lagunare. Dal 2003 anche le stanze adiacenti sono state adibite a museo, per ospitare la collezione di Josef Lienhart, ricevuta in donazione: rari documenti, manifesti, partiture, lettere autografe, quadri, dischi, litografie e vari cimeli. La più grande collezione privata dedicata al compositore tedesco, dopo quella di Bayreuth.
Un luogo appartato, lontano dalle interferenze del mondo. In fuga da affanni quotidiani e tempeste sentimentali, alla ricerca di uno spazio fuori dal tempo in cui far tornare alla luce un’ispirazione senza nome. Spinto da un impulso alla quiete, Richard Wagner individua in Venezia la sua oasi: “Mi è diventato del tutto insopportabile il vivere in città grandi specie per il rumore delle carrozze che mi rende furioso. Ora è risaputo che Venezia è la città più tranquilla, vale a dire la meno rumorosa del mondo e questo mi fa decidere assolutamente per essa”, scrive in una lettera al suocero Franz Liszt prima di giungere per il primo dei sei soggiorni veneziani, nell’agosto del 1858. Di ritorno da Palermo, nell’aprile del 1882, dopo aver completato la partitura del Parsifal per la seconda edizione del Festival di Bayreuth prevista per l’estate del 1882, subaffitta dal conte Bardi, spesso fuori città, l’intero piano del mezzanino di Ca’ Vendramin Calergi, di cui prende possesso il 16 settembre, tornando per l’ultima volta nella città lagunare. Qui vi trascorre l’inverno con la famiglia, fino alla morte, avvenuta il 13 febbraio 1883. Oggi alcune stanze del suo appartamento sono adibite a sede museale.
Mostre, pubblicazioni, conferenze, tavole rotonde e concerti. L’Associazione Richard Wagner di Venezia cura l’organizzazione di attività mirate ad approfondire e diffondere la conoscenza e lo studio della vita e dell’opera musicale e letteraria di Richard Wagner attraverso il Centro Europeo di Studi e Ricerche Richard Wagner (C.E.S.R.R.W.), con sede nelle Sale.
Nascosta all’interno di una piccola corte, alla fine di una stretta calle, laterale al Campo Manin, emerge singolare in tutta la sua straordinaria eleganza la Scala Contarini del Bovolo. È uno dei più singolari esempi dell’architettura veneziana di transizione dallo stile gotico, ben radicato nella cultura locale, a quello rinascimentale. Alla fine del ‘400 Pietro Contarini fece aggiungere al suo palazzo tardo gotico di S. Paternian un nuovo corpo di fabbrica, probabilmente opera di Giovanni Candi, allo scopo di qualificare visivamente la facciata interna del palazzo prospicente un piccolo cortile, un tempo protetto da una cinta muraria.
Una serie di logge sovrapposte congiunge i vari piani alla aerea scala che si snoda a chiocciola - in dialetto veneziano “bovolo” - all’interno di una torre cilindrica traforata da archeggiature ascendenti. Il linguaggio adottato si ispira al Rinascimento, ma si inserisce in una struttura che nella forma ricorda i modelli delle torri scalari bizantine, mentre nello spirito è ancora gotica per l’indifferenza verso la modularità e la simmetria classiche e per il ricordo delle facciate colonnari aperte dei palazzi di fine Quattrocento.
La salita della Scala si conclude con un belvedere a cupola dal quale si può ammirare uno splendido ed inconsueto panorama: i tetti, i campanili, le cupole di San Marco, con una visuale sull’intera città.
Prevista per il 06 Giugno 2009 l’ inaugurazione del nuovo centro di arte contemporanea di Punta della Dogana a Venezia. Il nuovo museo, complesso storico del XVII, apre dopo un lungo restauro affidato da Francois Pinault all’ architetto giapponese Tadao Ando. La prima esposizione sarà curata da Alison Gingeras e Francesco Bonami e coinvolgerà sia Punta della Dogana che Palazzo Grassi.Il nuovo centro si troverà vicino alla chiesa della Salute a circa 5 min.
La Punta della Dogana o Punta della Salute o Punta da Màr è una zona di Venezia, sottile punta triangolare di divisione tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, prospiciente il Bacino San Marco.
Punto panoramico per eccellenza, è caratterizzato da un basso edificio seicentesco, opera del Benoni, costituito da 8 campate e coronato da una torre sovrastata dalla Palla d’Oro, sfera in bronzo dorato sostenuta da due atlanti, a raffigurare il mondo e sovrastata dalla statua della Fortuna, rotante ad indicare la direzione del vento.
L’edificio ospitava la Dogana da Màr della Repubblica di Venezia.
Alle sue spalle si erge invece l’imponente mole della basilica di Santa Maria della Salute, opera del Longhena.
Attualmente sono in corso importanti lavori di restauro per la realizzazione di un centro d’arte contemporanea, da realizzarsi entro il 2009, ideato dall’architetto minimalista giapponese Tadao Ando Architect & Associates su commissione del magnate della moda francese François Pinault, proprietario del centro espositivo del vicino Palazzo Grassi. La “firma” del celebre architetto giapponese sarà rappresentata da alcune pareti in calcestruzzo a vista, tipiche della sua opera, che serviranno in parte per mascherare le apparecchiature tecnologiche necessarie ad un moderno centro espositivo, ed in parte per realizzare, proprio al centro dell’edificio, in grande locale quadrato di fortissimo impatto. I lavori sono eseguiti, come general contractor, dalla ditta Dottor Group
Sarà aperta al pubblico da domenica 7 giugno adomenica 22 novembre 2009, ai Giardini (50mila mq.), all’Arsenale (38mila mq.) e in vari luoghi di Venezia, la 53. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo Fare Mondi // Making Worlds // Bantin Duniyan// Weltenmachen // Construire des Mondes // Fazer Mundos…,diretta da Daniel Birnbaum e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. La vernice avrà luogo nei giorni 4, 5 e 6 giugno 2009.
Il Direttore della 53. Esposizione, Daniel Birnbaum,è dal 2001 Rettore della Staedelschule di Francoforte sul Meno (Germania) e del suo spazio espositivo Portikus, accademia che concilia l’insegnamento dell’arte contemporanea con la sperimentazione e la ricerca creativa.
Fare Mondi // Making Worlds collega in un’unica mostra le sedi espositive del rinnovato Palazzo delle Esposizioni della Biennale (Giardini) e dell’Arsenale, e riunisce – inclusi i collettivi – più di 90 artisti da tutto il mondo, con nuove opere di tutti i linguaggi.
“Il titolo stesso della 53. Esposizione Fare Mondi // Making Worlds – ha dichiarato il Direttore Daniel Birnbaum – esprime il mio desiderio di sottolineare il processo creativo. Un’opera d’arte è una visione del mondo e, se presa seriamente, può essere vista come un modo di ‘fare mondi’. Prendendo il ‘fare mondi’ come punto di partenza, esso ci permette anche di evidenziare la fondamentale importanza di alcuni artisti chiave per la creatività delle generazioni successive. In mostra saranno presenti tutte le forme artistiche: installazioni, video e film, scultura, performance, pittura e disegno, e anche una parata. La mostra creerà nuovi spazi per l’arte, che si dispiegheranno oltre le aspettative delle istituzioni e del mercato. L’enfasi posta sul processo creativo e sulle cose nel loro farsi, non escluderà un’esplorazione della ricchezza visiva. La pittura nel suo senso più ampio e il ruolo dell’immaginario astratto saranno indagati da artisti di differenti generazioni, inclusi quelli che non si definiscono innanzitutto pittori. Fare Mondi // Making Worldsè una mostra guidata dall’aspirazione a esplorare i mondi intorno e davanti a noi.Riguarda possibili nuovi inizi: questo è ciò che vorrei condividere con i visitatori della Biennale”.
Per la direzione della mostra Daniel Birnbaum si avvale dell’assistenza di Jochen Volz (organizzatore artistico). Un ulteriore supporto deriva da un team internazionale di corrispondenti che si compone di: Savita Apte, Tom Eccles, Hu Fang, Maria Finders.
La Biennale annuncia –in occasione della 53. Esposizione – importanti miglioramenti strutturali che riguardano i suoi siti all’Arsenale, ai Giardini, a Venezia.
All’Arsenale, il Padiglione italiano ha assunto la denominazione di Padiglione Italia, ed è stato ingrandito affacciandosi ora al Giardino delle Vergini, dove un nuovo ingresso al pubblico – attraverso un ponte - collegherà il Giardino stesso al Sestiere di Castello. Questo rinnovato complesso espositivo è destinato alla Partecipazione italiana curata da Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, e organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali con la PARC - Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee.
Ai Giardini, lo storico Padiglione Italia ha assunto la denominazione di Palazzo delle Esposizioni della Biennale. E’ stata così sottolineata la sua riqualificazione e la sua nuova natura multiforme, che vedrà operare questa struttura tutto l’anno al servizio delle grandi mostre ma anche del pubblico.
Al Palazzo delle Esposizioni, in una nuova ala ristrutturata sarà infatti riaperta al pubblico dopo 10 anni la biblioteca dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC), con l’archivio documentale, libri, cataloghi, periodici consultabili in sale di lettura per i ricercatori e per i visitatori delle mostre. Questa struttura polifunzionale e versatile, sarà così destinata a essere fulcro di attività permanenti e punto di riferimento per gli altri Padiglioni ai Giardini, anche con aree destinate a bookshop e all’attività Educational.
A Venezia, infine, aprirà completamente rinnovata a giugno (in concomitanza con la 53. Esposizione) la sede storica della Biennale, Ca’ Giustinian (a San Marco), che sarà una “casa aperta” alla cittadinanza.
La cerimonia di inaugurazione e di premiazione della 53. Esposizione avrà luogo sabato 6 giugno ai Giardini, con la consegna dei premi ufficiali assegnati dalla giuria internazionale. Saranno inoltre consegnati due Leoni d’oro alla carriera agli artisti Yoko Ono e John Baldessari.
La Giuria internazionale, presieduta da Angela Vettese (Italia), è composta inoltre da Jack Bankowsky (USA), Homi K. Bhabha (India), Sarat Maharaj (Sudafrica) e Julia Voss (Germania), e assegnerà i seguenti premi: Leone d’Oro per la migliore Partecipazione nazionale della 53. Esposizione, Leone d’Oro per il miglior artista della mostra Fare Mondi // Making Worlds, Leone d’Argento per il più promettente giovane artista della mostra Fare Mondi // Making Worlds.
La 53. Esposizione presenterà come di consueto, negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia, 77Partecipazioni nazionali con proprie mostre, numero record per la Biennale Arte.
La 53. Esposizione include inoltre un numero record di 38 Eventi collaterali, proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative a Venezia in concomitanza con la Biennale.
Nella rinnovata sede della Biennale di Venezia, Ca’ Giustinian, avrà luogo da giugno a novembre la mostraMacchina di visione: futuristi in Biennale sulla storia della partecipazione di artisti, idee e opere futuriste alla Biennale, curata dallo IUAV, Laboratorio Internazionale di Semiotica di Venezia, frutto di una ricerca svolta presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC).
Alla consueta gara podistica non competitiva, giunta ormai alla 31. edizione, partecipano oltre ai numerosi veneziani, anche nutriti gruppi provenienti da luoghi diversi: giovani e meno giovani, famiglie, scolaresche.
Tre i percorsi che si snodano lungo calli, fondamente e campi della città, attraversando quasi tutti i sestieri fino al traguardo di Piazza San Marco:
- percorso di km. 10,2 con 38 ponti, con partenza e arrivo in Piazza San Marco.
- percorso breve di Km. 5,8 con 29 ponti, con partenza e arrivo in Piazza San Marco
- percorso ridotto di km. 4,3 con 13 ponti, riservato alle scuole materne ed elementari, con partenza dalla Stazione ferroviaria Santa Lucia e arrivo in Piazza San Marco.
Iscrizioni individuali
Tutti possono iscriversi presso i punti vendita indicati nel file scaricabile a fondo pagina.
La chiusura delle iscrizioni avverrà per esaurimento dei cartellini disponibili.
La mattina del 19 aprile in Piazza San Marco e stazione FF S. Lucia, sarà ancora possibile iscriversi individualmente, salvo esaurimento dei cartellini.
Quota iscrizione
È possibile scegliere due tipi di cartellino:
a) cartellino per la sola iscrizione alla marcia: 4 euro
b) cartellino comprendente iscrizione alla marcia e biglietto per il vaporetto A/R a tariffa agevolata: 6 euro
Eventuale utile sarà devoluto in opere di beneficenza.
Iscrizione dei gruppi presso i punti vendita:
- entro giovedì 9 aprile per i gruppi oltre i 50 iscritti.
- entro mercoledì 15 aprile per i gruppi da 20 a 50 iscritti.
Programma della giornata
Ore 8 S. Messa in Basilica di San Marco (animata dal Coro Improvvisando di Conegliano)
Ore 9.30 Raduno in Piazza San Marco dei gruppi folk. Alzabandiera alla presenza delle autorità.
Ore 10 Accensione del tripode
Ore 10 Partenza da Piazza San Marco (angolo Palazzo Ducale)
Ore 10 Partenza riservata esclusivamente alle scuole materne ed elementari dalla Stazione Ferroviaria Santa Lucia.
Ore 12.30 Sfilata dei gruppi folk. Premiazioni speciali dei gruppi
Ore 14 Chiusura della manifestazione La manifestazione si svolgerà con qualsiasi tempo. Per informazioni:
Segreteria Generale: T.G.S. Eurogroup - “Su e Zo per i Ponti” - via Marconi 22 - 31021 Mogliano Veneto (TV)
tel. e fax 041.5904717 - fax 041.5903042
Mischa Maisky, Grigory Sokolov, Jean-Luc Ponty, sono alcuni dei nomi di questa nuova programmazi 2008-2009 che si preannuncia singolarmente “avventurosa”. Il cartellone dei prossimi quindici concerti – l’inaugurazione il 27 ottobre è proprio con Mischa Maisky - porta un titolo sensibile all’atmosfera dei tempi - Dialoghi col Diverso - e sottolinea la presenza di alcune scelte particolarmente suggestive. Riappare il tema delrapporto di musica e letteratura già onorato in passato (i concerti dedicati a Beckett e Joyce come fonte di ispirazione per la vocalità cameristica o il pianoforte); ma quest’anno l’avvicinamento si fa anche più ‘audace’ rispetto ad una linea per così dire consueta.
Molteplici i punti di forza: il frenetico mondo del Jazz, affiancato alla figura di Francis Scott Fitzgerald, testimone di una miticizzata “età del jazz”; le atmosfere sensuali e torbide del tango argentino suscitate dalle pagine appassionanti di Jorge Luìs Borges;“L’Histoire du Soldat” di Afanas’ev e Stravinskij la cui storia verrà narrata dalla voce di Fanny Ardant ed eseguita dallo Scharoun Ensemble guidato dal violinista Kolja Blacher. E proprio “l’Histoire” di Stravinskij potrebbe porsi come emblema del “Diverso”, poiché persino i piedi biforcuti del diavolo devono superare, pur di sperare nella vittoria finale, l’eclettica prova di un americano ragtime, di un valzer viennese e di un tango argentino. In tutti i casi sulla scena interpreti di grande notorietà: il violinista Jean-Luc Ponty offre una prospettiva verso la musica jazz dall’angolatura originale di uno strumento classico, ma estremamente duttile: il violino. Il Quartetto Libra e il Trio Esquina, guidati dalla sensibilità di César Stroscio ci porteranno
invece nella periferia di Buenos Aires dove il tango nacque. E nostro Virgilio sarà quel Borges capace di tratteggiare con intimità e passione condivisa la storia spirituale di questa danza, colma di evocazioni rituali. Per non dimenticare la presenza di una primadonna come Fanny Ardant che darà voce ad una favola morale russa.
A rafforzare il progetto interdisciplinare sono previste le presentazioni di studiosi che offriranno il loro contributo di specialisti alla conoscenza di Fitzgerald, di Borges, del tango, della storia del jazz.
Le “Diversità” sono tuttavia tali solo se esiste un’identità forte con cui possono raffrontarsi. Ed infatti negli altri concerti della rassegna la ferma, salda realtà della tradizione storica si esprime attraverso una teoria di grandi interpreti della consacrata tradizione esecutiva. Alcuni sono già conosciuti ed osannati dal nostro pubblico e dal pubblico di tutto il mondo (Maisky, Sokolov, Lonquich, Piotr Anderszewski, i già citati Quartetti Borodin, Hagen, Arditti, Ysaÿe, il violinista Kolja Blacher, il Trio di Parma), altri sono nuovi per Venezia: il Quartetto Modigliani, lo Scharoun Ensemble, il pianista Alekseij Lubimov, il Quartetto Bennewitz, recente vincitore praghese del Concorso Borciani per quartetto d’archi. Concorso di tutta garanzia, considerando la carriera di cui si sono resi protagonisti i vincitori delle precedenti edizioni: parliamo tra gli altri del Quartetto Artemis e del Quartetto Kuss.
Il repertorio proposto nelle quindici serate si muove quindi in variegati territori con alcune direzioni predominanti suggerite dalla peculiarità degli organici; non solo quartetto d’archi, ma anche formazioni che ne derivano per addizione strumentale: un violoncello, una viola, un pianoforte, oppure organici unici (come quello richiesto dall’Histoire du Soldat di Stravinskij); infine la varietà policroma delle sonorità che la ‘Band’ di Ponty o il quartetto più trio diretto da César Stroscio esigono.
I Compositori previlegiati dalla rassegna sono i Grandi Classici (Bach, Haydn, Beethoven, Schubert, Brahms); il Novecento storico (Stravinskij, Schönberg, Webern, Janacek, Bartok, Rachmaninov, Shostakovitch); una monografia dedicata a César Franck che completa un omaggio alla musica francese con la lettura di Debussy, Ravel, Fauré.