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23 Novembre 2008

UN INVERNO DI SORPRESE

Archiviato in: Eventi, Offerte Speciali Hotel — admin @ 14:01


Una strada attraverso mercatini, mostre, concerti di musica barocca. Due città diverse, due anime unite dall’essere un solo comune, acqua e terra collegate da un ponte.

Così Mestre e Venezia appaiono agli occhi di un turista in visita a questi due mondi da un solo cuore. E come un solo cuore, Mestre e Venezia offrono al visitatore la possibilità di godere di un autunno ricco di appuntamenti come l’estate appena trascorsa.
Il sole caldo tramonta sulla laguna lasciando il posto alle foglie scolorite dell’autunno, alle nebbie che salgono dal mare ma anche a quella stagione che porterà i colori del rosso del Natale e gli sfavillii del carnevale. In mezzo la rassegna internazionale di danza d’autore al Teatro Toniolo, il concerto di Capodanno al Duomo di San Lorenzo, la mostra ‘Poerio’ al Centro Studi, e, oltre alle celebrazioni per il 900° della Torre civica, la mostra pittorica ‘La potenza del bene. San Michele arcangelo nella grande arte italiana’, in programma al Centro Candiani, per quanto riguarda la terraferma, o i magnifici mercatini di Natale di Campo Santo Stefano, la stagione sinfonica della Fenice, le esposizioni di Guggenheim, Querini, Bevilacqua La Masa. Un’offerta ricca, studiata per accontentare i gusti anche dei visitatori più esigenti, un cammino da percorrere insieme per non sentire il freddo dell’inverno.

 

 

INVITO A MURANO

Palazzo Da Mula apre le porte alla storia e alle arti di Murano. La Municipalità di Venezia-Murano, delegazione zona di Murano, ha programmato numerose iniziative per presentare le diverse forme artistiche della più famosa isola lagunare: il vetro non è l’unica forma d’espressione, ma diventa a sua volta fonte di ispirazione per gli artisti muranesi.

ll calendario di ‘Palazzo Aperto’ è suddiviso in più sezioni, che comprendono eventi di vari generi: 

 ‘Murano tra arte e vetro ‘, ‘Invito alla musica ‘ , ‘Obiettivo immagine’, ‘Murano e la Laguna’.
Ecco
gli eventi in programma in questi mesi. Tutte le iniziative sono ad ingresso libero.

 

 

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15- 27 Novembre 2008

Mostra di pittura e sculture in vetro del maestro vetraio Ermanno Nason.

 

15-30 Gennaio 2009

Dall’arte vetraria… all’hobby pittorico
Mostra di pittura del maestro vetraio Italo Ballarin.

 

1-10 Febbraio 2009

Pittogrammi
Mostra fotografica di Stefano Pandiani, a cura del Foto Club Muranese ‘El Grandangolo’.

 

17-28 Febbraio 2009

Metafisica in laguna
‘Il non tempo e il non luogo’. Mostra di pittura del decoratore su vetro Marco Toso Borella.

 

 

Casa Santa Maria Formosa

Locanda La Corte

 

Carnevale di Venezia 2009, “Sensation - 6 Sensi x 6 Sestieri”

Archiviato in: Eventi, Offerte Speciali Hotel — admin @ 13:33

“Finalmente tutte le maggiori Istituzioni culturali veneziane collaboreranno assieme a garanzia della parte culturale alta del Carnevale di Venezia” ha commentato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, intervenuto questa mattina alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2009 (13 -24 febbraio) del Carnevale di Venezia “Sensation 6 Sensi x 6 Sestieri”, ancora sotto la direzione artistica di Marco Balich. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, anche in rappresentanza del sovrintendente del Teatro La Fenice, Giampaolo Vianello e del presidente del Teatro Stabile del Veneto, Laura Barbiani, ha esposto la volontà di impegnarsi per dare un contributo alla vita cittadina - espressa in una lettera inviata al sindaco - attraverso una programmazione congiunta, di massima qualità, che ogni istituzione proporrà in concomitanza delle future edizioni del Carnevale di Venezia.

Cacciari, oltre a tutti coloro che hanno aiutato a riorganizzare l’evento, ha ringraziato Balich per aver creato un format - quello di Sensation - che renderà sempre più visibile l’idea del Carnevale veneziano, attraverso la riproposizione del suo logo e del suo canovaccio, sui quali è stato e sarà più facile costruire un programma annuale di massima con largo anticipo. A questo proposito il sindaco ha posto l’accento sul fatto che tutte le promesse annunciate in chiusura della scorsa edizione si stanno rispettando: oggi in particolare quella di presentare il programma 2009 entro maggio, al fine di consentire alle categorie coinvolte di pubblicizzare l’evento in modo adeguato.

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Il presidente dell’Agenzia Venezia Marketing&Eventi, Mauro Pizzigati, ha sintetizzato le linee guida dettate dal Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia per l’edizione 2009: decongestionare Piazza San Marco - distribuendo le attività nei sestieri e nelle Municipalità, d’accordo con l’Amministrazione comunale - potenziare la venezianità del Carnevale e “mixare” la tradizione delle passate edizioni con gli aspetti di innovazione proposti nel 2008. La sinergia fra l’Agenzia e le maggiori Istituzioni culturali veneziane è destinata a far crescere il Carnevale della cultura, sulla scia della migliore tradizione.Il direttore artistico ha illustrato il programma di massima - che è già scaricabile dal sito www.carnevale.venezia.it - e che mira a rendere più forte il legame fra sensi e territorio (i sestieri e le municipalità). Altre importanti novità, anche per i veneziani, sono la trasformazione di Piazza San Marco in un salotto a cielo aperto - con scenografie che richiameranno i giardini di stile rinascimentale - e un ritorno agli spettacoli di teatro di strada d’avanguardia.

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Per maggiori informazioni     Casa Santa Maria Formosa

                                                  Locanda La Corte

20 Novembre 2008

Alla scoperta del Ghetto Ebraico di Venezia

Archiviato in: Eventi, Offerte Speciali Hotel — admin @ 17:41

Tra i suoi tanti primati Venezia vanta quello del più antico e meglio conservato fra i quartieri ebraici del Vecchio Continente, nato nel 1516 in seguito alle disposizioni del Governo della Serenissima, che confinava gli ebrei in una zona circoscritta della città.

Ne fa fede la genesi genuinamente veneziana del termine ‘ghetto’, derivante da ‘getto’ e riferito alle fonderie che sorgevano nella zona d’insediamento medievale dei primi ebrei tedeschi, cui si deve la trasformazione gutturale della parola. Il quartiere si stende nel sestiere di Cannaregio, non distante dalla stazione ferroviaria, al margine degli itinerari turistici più frequentati. L’atmosfera d’altri tempi e l’inconfondibile fisionomia della zona, con calli e campielli bordati da case altissime e fatiscenti, è uno dei motivi che ne fanno una visita da non perdere.

Camminando tra le sue calli e i suoi campielli vi accorgerete che il quartiere conserva ancora un piccolo centro di vita ebraica, con i suoi  Il punto di partenza dell’itinerario e punto di riferimento per la visita guidata dei monumenti del Ghetto è il Museo Ebraico, dotato di un sito internet ricco di informazioni storiche e pratiche, e di una mappa del ghetto.

Questo itinerario vi porterà alla scoperta delle sue cinque sinagoghe, tanto sobrie all’esterno quanto sontuose all’interno e delle inimitabili specialità della cucina giudaico-lagunare. Alla fine, per chi ha più tempo a disposizione, consigliamo di concludere l’itinerario con una visita al suggestivo cimitero ebraico del Lido.

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1° tappa
: (2h) Dalla stazione ferroviaria prendete la strada nuova in direzione Rialto, dopo il Ponte delle Guglie svoltate a sinistra e poi a destra nel Sotoportego del Ghetto Vecchio, dove un tempo un cancello delimitava l’antico Ghetto Ebraico, il quartiere dal quale agli ebrei era vietato uscire.
Proseguite fino al campo del Ghetto Novo, dove, presso la Scuola Grande Tedesca, si trova il Museo del Ghetto ebraico, gestito da Codess Cultura. È’ un museo sorprendente per come riesce a condensare in uno spazio così misurato secoli di storia della comunità ebraica di Venezia.
La raccolta prende in considerazione innanzitutto gli oggetti legati al culto e alle festività ebraiche, dallo Shabbat, il giorno dedicato alla preghiera, a Pesaq, la Pasqua ebraica. Al centro dell’attenzione è il Rotolo della Legge (Sefer Torah) con il corredo che lo riguarda: la sacra pergamena, infatti, è rivestita da un manto (Meil) e sormontata da una corona (Ataràh); viene custodita nell’Aron Ha Kodesh (letteralmente, Armadio della Santità), le cui porte sono addobbate da drappi in raso e seta (Parokhet); viene letta con l’ausilio di asticciole d’argento lavorato, terminanti con una piccola mano (Yad).
Non mancano cimeli curiosi, come i contratti nuziali (Ketubboth), sotto forma di pergamena manoscritta e colorata a tempera, con le norme per la tutela della donna in caso di scioglimento del matrimonio, ammesso dalla tradizione ebraica. Nel pratico, il museo è il punto di riferimento per la visita guidata delle sinagoghe e del cimitero ebraico del Lido (tel. 041.715359)

2° tappa: (3h) Dopo la visita al museo potrete visitare le tre splendide sinagoghe che si trovano nel Campo del Ghetto Novo, accanto al Museo per poi proseguire verso le altre due, nel Campiello delle Scuole, nel Ghetto Vecchio.
Nel 1719 nel ghetto di Venezia vi erano ben nove sinagoghe, al servizio delle tre ‘nazioni’ compresenti - Todesca, Levantina e Ponentina - approdate in città nei secoli, a mano a mano che gli ebrei venivano espulsi dalle terre d’origine. Singolare è il fatto che nel glossario cittadino al termine ’sinagoga’ si sia preferito quello di ’scuola’, coniato in origine per gli edifici di culto delle confraternite cristiane. Un’altra caratteristica peculiare delle sinagoghe veneziane è la pianta rettangolare, con arca santa e podio che si fronteggiano sui lati minori mentre i banchi sono allineati su quelli maggiori. Alle pareti, citazioni bibliche in ebraico; caratteristici, gli arredi, con lumiere in ottone e argento, e gran profusione di tessuti preziosi e tendaggi rossi.
Nel Campo del Ghetto Nuovo restano oggi  tre sinagoghe, fondate nel 500, celate dietro facciate di edifici preesistenti: la Scuola Grande Tedesca, la Scuola del Canton e la Scuola Italiana. Nel campiello delle Scuole, al centro del Ghetto Vecchio, se ne trovano altre due, la Scuola Levantina e la Scuola Spagnola, d’analoga fondazione ma riprese con un certo sfarzo architettonico nel Seicento.

 

Prima di lasciare il ghetto vi suggeriamo una sosta per scoprire la cucina degli ebrei veneziani al Ristorante «Gam Gam» nel Sottoportego del Ghetto Vecchio (Tel. 041.715284) oppure al Ristorante «I quattro rusteghi» in Campo del Ghetto Nuovo (Tel. 041.715160).

 

La cucina degli Ebrei Veneziani

La cucina ebraica ruota attorno al concetto di cibo kashèr, ovvero ‘adeguato’, secondo i dettami della Torah applicati nel quotidiano dal rabbino. Motivazioni di vario genere, senza poter entrar nel dettaglio, comportano la messa all’indice del maiale, com’è risaputo, ma anche del coniglio e dell’anguilla, di crostacei e molluschi in genere, della carne in genere cotta nel latte e nei suoi derivati, panna e burro. Questo vale in assoluto, ma Venezia fa caso a sé perché in nessun altro luogo del mondo si è verificata una tale sovrapposizione di usanze.
Nel ghetto la sobria cucina degli ebrei ashkenaziti, giunti dalla Germania, si incrocia con quella esuberante dei sefarditi, originari dalla Francia meridionale e dalla Spagna, senza contare il contributo dei levantini e di tante altre eterogenee presenze legate ai commerci marittimi. Il piatto simbolo della cucina ebraica veneziana sono le sarde ‘in saor’, un agrodolce nel quale l’aceto l’aceto e la cipolla si sposano all’uvetta e ai pinoli - ma molte altre sono le specialità di questo particolarissimo filone etnico.

3° tappa: (2h)Se amate i luoghi ombrosi e suggestivi, carichi di storia, l’antico cimitero ebraico del Lido è il luogo che fa per voi.
Prendete il vaporetto per il Lido e, una svolta sbarcati, in autobus o a piedi, percorrete la riviera lagunare fino a San Nicolò, la frazione all’estremità settentrionale dell’isola. Un gruppo di cipressi vi guiderà verso il recinto dell’antico cimitero ebraico, inaugurato nel 1386 su concessione della Serenissima e rimasto in uso fino al 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali da parte della dittatura fascista. In oltre cinque secoli di storia l’area ha passato diverse traversie, dagli espropri per motivi militari ai vandalismi a seguito di occupazioni straniere, ma non ha perso la sua fisionomia.
Nel 1999 un meritorio lavoro di recupero ha portato alla catalogazione di 1200 pietre tombali databili tra il 1550 e il primo 700, che oggi appaiono tra l’edera e le felci.
Tante storie, raccontate dalla guida del museo, che ravvivano la memoria delle cosmopolita comunità ebraica veneziana.

Informazioni utili:

Museo Ebraico
Indirizzo
: Cannaregio 2902/b
Campo del Ghetto Nuovo
Telefono
 041715359
Fax
 041723007
E-mail
  museoebraico@codesscultura.it
Sito web
 www.museoebraico.it
Ingresso:
a pagamento
Orari:
Giugno-settembre: lunedì-venerdì, domenica 10.00-19.00. Ottobre-maggio: lunedì-venerdì, domenica 10.00-17.30. Chiuso sabato e festività ebraiche
Servizi
: attività didattica,libreria,pubblicazioni del museo,shop,visita guidata

Venezia storica

Archiviato in: Eventi, Offerte Speciali Hotel — admin @ 17:30

Fondata intorno al 450 dc dalle popolazioni della terraferma in fuga a seguito delle invasioni barbariche di Attila, Venezia è costruita su oltre 100.000 palafitte conficcate nella melma per gettare fondamenta solide su cui sono edificate le magnifiche costruzioni. Un bosco alla rovescia i cui alberi col tempo in assenza di ossigeno sono diventati come pietre e proprio la sua misteriosa unica conformazione e precarietà di tale ardimentosa opera ha da secoli fatto annunciare da piu’ parti la sua imminente fine, ma Venezia sopravvive intatta nei secoli…
Fatta quindi di pietra ed acqua, Venezia è secondo Le Corbusier il piu’ prodigioso avvenimento urbanistico nella storia dell’uomo. La nascita e lo sviluppo di una città nelle situazioni piu’ ostili fino a portarla ad essere una delle potenze europee e una magnifico museo a cielo aperto è una delle piu’ belle lezioni per l’umanità. Venezia dai tempi del gran tour fino ad oggi è cambiata pochissimo e ci da quel senso di consolazione nel sapere che almeno in alcuni luoghi del mondo la modernità non distrugge e cancella, Infatti al città lagunare costituisce ancora uno specchio intatto dove la vecchia Europa contempla il suo passato preindustriale e quindi la sua giovinezza.
Dipanare i fili della memoria di una città così ricca di storia, arte, cultura e tradizioni è un lavoro difficile ma obbligatorio se non vogliamo amalgamare il tutto e perdere la cultura del passato e degli uomini che hanno reso possibile questo prodigio.Questa ricerca di itinerari storici che presentiamo aiuta il viaggiatore attento a non cadere nell’immagine prefabbricata del viaggio organizzato mordi e fuggi e nel prodotto pacchettizzato che riduce l’esperienza del viaggiare a mero consumo.
Oggi dal viaggio sempre piu’ ci sia aspetta scoperta, conoscenza e comprensione. Diventa allora cruciale scegliere percorsi “non turistici”, non scontati e troppo affollati ecco che allora le chiavi i lettura possono essere i vari personaggi storici che hanno vissuto a Veneziani famosi nel mondo per un particolare caratteristica.Ci faremo condurre per mano da GoldoniVivaldi nella sua chiesa fino a vedere i suoi strumenti e le sale dove venivano rappresentate le opere, da Marco Polo nei luoghi da dove partì giovane nel 1260 per spingersi, per spirito ulissiaco e commercio, fino all’estremo del mondo allora conosciuto.  Ed ecco i luoghi dei mercanti: i fondaci, il secolare mercato di Rialto, con le stesso pietre e gli anelli dove venivano legate barche e cavalli, le misure dei pezzi del pesce vendibile, i banchi di legno consumati della borsa dove veniva scambiate valute e cambiali.Venezia insomma luoghi ideale per i traffici ed ecco i prodotti importati dall’Oriente le spezie e sete preziose con cui Venezia per secoli commerciava e imponeva le mode costumi nella cultura gastronomica nell’Europa.

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Infine Venezia è stato crocevia accogliente di popolazioni di tutto il mondo che trovavano albergo sicuro a Venezia ed ecco allora un itinerario delle fedi di queste popolazioni che si incrociavano e confrontavano in un esperimento di continuum multiculturale, dialogo ecumenico tra fedi ante litteram. Ma soprattutto Venezia come ponte tra Islam e Cristianità e come luogo di incontro, di scambio e dialogo tra Ebrei, Ortodossi, Protestanti, Valdesi, Armeni etc. I cui luoghi ancora oggi sono visibili a testimonianza importante di questo passato come se nulla o quasi fosse cambiato nei secoli.. nella sua casa e nei luoghi delle sue commedie, dal “prete rosso”Vivaldi nella sua chiesa fino a vedere i suoi strumenti e le sale dove venivano rappresentate le opere, da Marco Polo nei luoghi da dove partì giovane nel 1260 per spingersi, per spirito ulissiaco e commercio, fino all’estremo del mondo allora conosciuto.  Ed ecco i luoghi dei mercanti: i fondaci, il secolare mercato di Rialto, con le stesso pietre e gli anelli dove venivano legate barche e cavalli, le misure dei pezzi del pesce vendibile, i banchi di legno consumati della borsa dove veniva scambiate valute e cambiali.Venezia insomma luoghi ideale per i traffici ed ecco i prodotti importati dall’Oriente le spezie e sete preziose con cui Venezia per secoli commerciava e imponeva le mode costumi nella cultura gastronomica nell’Europa.
Infine Venezia è stato crocevia accogliente di popolazioni di tutto il mondo che trovavano albergo sicuro a Venezia ed ecco allora un itinerario delle fedi di queste popolazioni che si incrociavano e confrontavano in un esperimento di continuum multiculturale, dialogo ecumenico tra fedi ante litteram. Ma soprattutto Venezia come ponte tra Islam e Cristianità e come luogo di incontro, di scambio e dialogo tra Ebrei, Ortodossi, Protestanti, Valdesi, Armeni etc. I cui luoghi ancora oggi sono visibili a testimonianza importante di questo passato come se nulla o quasi fosse cambiato nei secoli..

La Festa della Madonna della Salute, 21 Novembre

Archiviato in: Eventi — admin @ 17:22

La festa della Madonna della Salute si celebra il 21 novembre di ogni anno. In questa occasione viene costruito un ponte provvisorio su barche che attraversa il Canal Grande e collega San Moisé e la zona della chiesa di Santa Maria del Giglio, per consentire il passaggio della processione di fedeli che rende omaggio alla Madonna affinché interceda per la loro buona salute.

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Questa festività, a metà tra il sacro e il pagano, risale alle problematiche economiche, politiche e sociali che Venezia ha dovuto affrontare nel XVII secolo. La peste si era ripresentata nella città dopo 54 anni, dimezzando la popolazione. Nonostante le misure igienico-sanitarie adottate dal governo, la situazione sembrava non avere risoluzione e la popolazione era decimata. Il Senato allora decise di ricorrere nuovamente all’aiuto divino pronunciando il voto solenne che qualora la città scampi alla totale rovina si edificherà un tempio di ringraziamento alla Madonna di proporzione e bellezza mai viste sino ad allora.
Nel 1630 il Doge Nicolò Contarini fece infatti erigere una chiesa per chiedere l’intercessione della Madonna nel porre fine alla pestilenza.
Nel novembre del 1631 la peste fu debellata con quasi 47.000 morti nella città e 95.000 nelle zone di Murano, Chioggia e Malamocco.
La chiesa, opera di Baldassarre Longhena, venne così eretta sul Canal Grande, e intitolata alla Madonna della Salute.

Il tempio viene consacrato il giorno 21 novembre che da allora per i veneziani diviene il giorno della celebrazione della Madonna della Salute.
Per l’occasione, viene costruito un ponte di barche che avvicina il santuario al centro della città e sono pochissimi ancora oggi i veneziani che mancano all’appuntamento, siano essi religiosi o atei.
In quel giorno nei dintorni della Basilica viene allestito un vivace mercato: bancarelle di ambulanti che vendono candele di tutte le dimensioni, giocattoli e dolciumi, per la gioia dei più piccoli, allietano una festa in cui la tradizione popolare si fonde al momento istituzionale.
La castradina, pietanza molto saporita a base di carne di montone, è il piatto tipico che si mangia il giorno della festa della Salute a Venezia.

19 Novembre 2008

CANALETTO - Venezia e i suoi splendori

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CanalettoApre a Treviso la mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori” promossa da Fondazione Cassamarca. Un evento straordinario che vede nel suo comitato scientifico i maggiori esperti del vedutismo di tutto il mondo.
Ca’ Dei Carraresi ospiterà un centinaio di opere del maestro veneziano, ma anche di Luca Carlevarjs, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi e Michele Marieschi. Opere provenienti da 13 paesi, ovvero dai più grandi musei del mondo, da istituzioni pubbliche e private.

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Sarà una straordinaria panoramica su uno dei fenomeni artistici più spettacolari del Settecento.
L’esposizione celebrerà Venezia soprattutto attraverso il genio di Canaletto, poichà la straordinaria attenzione per i valori luminosi, la naturale capacità di dilatare gli spazi e l’inimitabile estro creativo fanno di Canaletto l’interprete per eccellenza del vedutismo.

Biglietto intero
12,00 €
Biglietto ridotto
9,00 €
Studenti universitari fino ai 26 anni con tessera o libretto universitario, tesserati TCI, tesserati ARCI, tesserati FAI, over 60, componenti gruppi.
Biglietto ridotto speciale
6,00 €
età fino a 18 anni non compiuti.
Ingresso gratuito
bambini fino ai 5 anni, disabili con accompagnatore.

“L’IDEALISTA MAGICO”, Teatro Fondamenta Nuove

Archiviato in: Eventi — admin @ 19:53

La Compagnia Teatrino Clandestino di Bologna presenta, al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, dal 17 al 18 Dicembre alle ore 21:00, il riallestimento di uno dei loro spettacoli più amati e suggestivi, “L’idealista Magico”, ricostruzione a lume di candela di una serata elettrostatica della seconda metà dell’800.Lo spettacolo consiste in tre esperimenti sorprendenti e atmosfere incantate, tre personaggi in una gabbia ripercorrono la magica storia della scienza dell’elettricità. Tutte le macchine elettrostatiche, le scenografie e i costumi sono stati progettati e ricostruiti con criteri e materiali usati nell’Ottocento.

“C’è un aspetto delle cose che è immediatamente visibile ed un altro che se ne resta più nascosto e in uno spettacolo teatrale la miscela tra questi due elementi in dosi e in qualità equilibratamente perfette è fondamentale.
Ecco un tentativo di descrivere ciò che viene comunemente chiamata l”apparenza’ della cose poiché in passato tanto mi sperticai nell’elogio dell’invisibile e di tutto ciò che perviene alle intenzioni proprie degli artisti traendo da così specialistico argomentare solo ed esclusivamente il rimprovero di rendere ancor più incomprensibile ciò che nella sua ‘Apparenza’ sembrava già di per sé oscuro.
Dovunque siano i nessi dovunque si nascondano le vie certo è che a noi non si manifestano altro che in forma di misteri a cui è impossibile opporsi - che è impossibile non percorrerli quali essi sono - misteriosi e padroni del nostro agire. Ma non è che qui io voglia riproporre tesi di inconsapevolezze ormai fin troppo consapevoli di esserlo o giustificanti teorie dell’ anti-teoria - siamo venuti qui alla rincorsa del nostro anacronismo del nostro romanticismo pateticamente cullati dall’ illusione di afferrare il sublime - questa è una rincorsa sfrenata che conduce verso baratri filosofici che neanche i più profondi cunicoli dell’ansia sono riusciti sin qui a svolgere - e mentre si cammina in compagnie illustri che da ogni loculo spuntano a chiedere come vada - a raccontarci di sé come in un viaggio dantesco - ecco che nel voltarsi indietro ancora una volta ci si accorge di aver smarrito la strada ma che importa questo - non è mai stato che si sia trovato ciò che si cercava e non che questo sia un demerito per nessuno - ed è così che distratti in adorazione di un fiore poi si è entrati nel sentiero a noi sconosciuto ed in questo non metodo sta amleticamente il metodo e allora che si scenda là dove il nostro anacronismo ci chiama con sempre maggior forza e qui nasce un nuovo immaginario ed è come navigare nel vecchio - forse che Alexander perso tra il vecchiume dell’antiquariato non vedeva esseri fantastici che non avevano niente a che fare con la sua contemporaneità carnale? ma quali immagini psicoanalitiche - la psiche la si comincia ad analizzare allorquando la paura comincia a farci dubitare della validità di ciò che percepiamo - ma viaggiare completamente liberi nel mondo della fantasia è un’ aspirazione folle da folli ed è giusto allora che solo i folli la frequentino ininseguibili - le cose sono due o hai un grande genio o hai una grande pazzia ma non si può andare con metodi mediani in questi territori.
Nel sublime vi è un alto e un basso? E’ possibile dire cosa sia sublime? L’idea del sublime può corrispondere all’io? L’io può essere un’ unità di misura? E’ giusto misurare le cose ? E’ giusto farsi domande e soprattutto è giusto dare delle risposte? Io prediligo il processo illusorio poiché è solo da esso che si può trarre materia vitale ed è solo l’ illusione che può promuovere il tanto illusorio concetto di nuovo - ne consegue: tutto è nuovo - tutto ciò che noi ci si vuole illudere di veder nuovo - così il modernissimo e pur antichissimo dio io riappare nello specchio con i suoi occhietti luccicanti o meglio scintillanti in quel bagliore che dura un attimo e poi scompare così come a voler sottolineare la vanità del tutto poiché è inconfutabile che qualsiasi strategia logica privata della fede conduce inevitabilmente là dove la vanità è distesa su tutto ed è incredibile credere che qualcuno ci creda - si faccia promotore di un tale nulla - ed allora correre cercare là dove il credere là dove il tempo dell’ illudersi è stato interrotto per seguire qualcosa che appariva dar migliori frutti - là dove la parola ‘illusione’ è schiacciata dalla parola ‘virtuale’. Oddio che baratro incolmabile! sì è vero ch’io sempre mi sono slanciato in elogi al vuoto ma tra un vuoto sublime ed un vuoto vuoto bisogna pur sempre ammettere che c’è una differenza se non altro illusoria.
Ma non è per fare bei discorsi che mi pago bensì per indagare sul fatto che io son già esistito da qualche parte - non cerco linguaggi forti non cerco idee nuove non inseguo mete future - vagolo annusando come un cane metto insieme i reperti che trovo - li rimescolo tra loro nella speranza di ricostruire quell’immagine che è io - e ci si riguarda in quell’onda magica che è lo specchio per ricordarsi l’oggetto che si sta cercando ed allora ogni indagine che minimamente mi dà il sospetto che possa nascondere altri pezzi altre informazioni io bisogna che la segua sino al capo estremo del suo essere - indagare immersi nell’ illusione nel tentativo egoistico di affascinare il resto del mondo alle tue illusioni - e così posso anche meravigliarmi delle illusorie manifestazioni di un’ energia che pare mostrarmi come un aleph uno scorcio di assoluto ed è così che si mostra a me l’ elettrico come quella cosa che sta intorno e dentro - che è e non è - che non ha un luogo e li ha tutti - che è me e non è me - incomprensibile anche se qualcosa che ormai non è più nulla crede di spiegarla - l’esterno è un interno elevato allo stato di mistero - io anelo talmente tanto a poter guardare le cose senza spiegarmele tanto da farmene motivo di spettacolo.
In certi scritti di altri tempi pulsa un cuore misterioso che indica il punto di contatto col mondo invisibile, il divenire in vita .
Se non sono capace di rendere percettibili i pensieri indirettamente (e fortuitamente) faccio viceversa: rendo le cose esteriori percettibili direttamente (e involontariamente) - la qual cosa è come, non potendo fare dei pensieri cose esteriori, ridurre le cose esteriori a pensieri.
Se non posso fare di un pensiero l’anima indipendente, staccantesi da me e a me stesso diventata estranea, cioè esteriore, ricorro al procedimento inverso con le cose esteriori e le tramuto in pensieri.
Queste operazioni sono tutte e due idealistiche. Se le tengo in pugno entrambe perfettamente sono l’ idealista magico.”

 

Contact:
Telefono e Fax 041 5224498

Extra Info:
Biglietti
Intero € 12
Ridotto € 10

ITALICS: Arte italiana tra tradizione e rivoluzione, 1968-2008

Archiviato in: Eventi — admin @ 19:43

Perché una mostra come “Italics” oggi? L’idea alla base di “Italics” è scaturita da un lato dal bisogno di celebrare 40 anni di complessità e contraddizioni nel panorama artistico dell’arte italiana, dall’altro dalla necessità di riflettere sul perché una realtà così ricca sia stata spesso sommersa dalle maree del mondo dell’arte contemporanea internazionale. Quali sono le ragioni per cui l’arte italiana è rimasta circoscritta, tanto da essere avvolta dal mistero per i curatori dei musei e i critici che operano al di fuori del paese?

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Recentemente il New York Times ha pubblicato un ampio articolo di Michael Kimmelman sulla scena artistica italiana in cui sono sottolineate chiaramente sia le opportunità mancate che l’inesauribile vitalità del mondo dell’arte italiana e del suo disomogeneo sistema di musei. Il fatto stesso che una mostra di questa entità, con più di 100 artisti e 180 opere non sia presentata da un’ istituzione pubblica italiana, ma da una nuova realtà privata come Palazzo Grassi a Venezia, e successivamente al Museum of Contemporary di Chicago, che ha sostenuto il progetto fin dagli inizi, la dice lunga sul malfunzionamento del contesto in cui gli artisti italiani hanno dovuto, negli ultimi 40 anni, lavorare, sviluppare e maturare i loro linguaggi creativi personali ed esclusivi.

Perché il 1968? Per diverse ragioni. Il 1968 è il primo anno della storia moderna ad assistere, sotto diverse forme e aspetti, a un fenomeno sociale e politico su scala globale. In tutto il mondo, dalla Francia all’Italia, alla Cina, al Messico e al Giappone, le società civili e le loro nuove generazioni di cittadini avvertono il bisogno di una trasformazione radicale delle istanze che regolano le loro vite, dalle università, alle fabbriche e alle strutture politiche. Il 1968 è l’anno con cui termina la sua indagine “Italian Metamorphosis”, altra mostra di riferimento allestita al Guggenheim Museum di New York nel 1995, curata da Germano Celant. “Italics” raccoglie simbolicamente il testimone da quella mostra per continuare la storia da un diverso punto di vista, meno lineare e organizzato, più come un rizoma da cui sono nate molte radici diverse, cresciute in molte direzioni diverse. Il 1968 è anche l’inizio di un nuovo capitolo della cultura e della storia italiana, la fine del boom economico e l’avvento di un periodo fatto di molte contraddizioni la più evidente quella fra tradizione e rivoluzione. L’arte italiana è sempre stata trainata da queste due forze, una incatenata al passato e l’altra ansiosa di proiettarsi nel futuro.

Da Ghiberti e Brunelleschi, al futurismo, a De Chirico, agli artisti dell’Arte Povera, a una figura come Guttuso, fino a Cattelan e Vezzoli questa tensione fra conservazione e trasformazione è sempre esistita.
Il 1968 ha evidenziato il peso della tradizione che stava frenando la trasformazione della cultura italiana, ma non è riuscito a trovare il modo di spogliarsi per sempre del passato.

“Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008” è un viaggio attraverso 40 anni turbolenti, alla ricerca di una risposta nelle opere di grandi maestri, nuovi nomi, artisti dimenticati, sconosciuti o altri trascurati. “Italics” vuole essere un viaggio aperto, un’occasione non tanto di trovare una risposta, quanto forse di sollevare ancor più domande e dubbi. Non è una panoramica tesa a stabilire una netta divisione tra chi è compreso e chi è escluso, ma piuttosto un’esplorazione del perché l’Italia sia sempre stata, per molti anni, una realtà sospesa sulla soglia di un mondo più vasto. “Italics” è stata pensata come veicolo per trasportare lo spettatore in un territorio che sembra solo apparentemente familiare, ma che in realtà, in molte delle sue zone, rimane inesplorato. La domanda finale di “Italics” è perché gli artisti italiani si siano spesso smarriti senza ottenere quel doveroso riconoscimento mondiale che la mostra spera di poter finalmente offrire. Il successo di “Italics” dipenderà dalla sua capacità di aprire il campo a molte possibile risposte e molte altre possibili domande.
27 settembre 2008 - 22 marzo 2009
Palazzo Grassi
Campo San Samuele 3231
Venezia
www.palazzograssi.it

Anne Frank: una storia attuale

Archiviato in: Eventi — admin @ 19:36
“Anne Frank: una storia attuale
novembre 2008

La mostra, realizzata grazie alla collaborazione  tra Comunità Ebraica veneziana, Codess Cultura e Associazione Figli della Shoah, con il contributo della Regione Veneto, presenta la storia della Shoah attraverso un’angolazione biografica e approfondisce il tema della tutela dei diritti umani nelle società attuali. Fotografie, molte della quali inedite, immagini, citazioni delle pagine del diario di Anne raccontano della condizione di una famiglia ebrea tedesca nel periodo nazista e offrono una dettagliata ed accessibile informazione sul contesto storico.
La visita e le relative attività didattiche possono essere preparatorie alla celebrazione del Giorno della Memoria 2009.

Proposte didattiche

  1. VISITA  LIBERA NON GUIDATA – GRATUITA Visita possibile tutti i giorni in orario di apertura del museo (da domenica a venerdì dalle ore 10.00 alle 18.00. Venerdì pomeriggio chiusura anticipata per celebrazione del Sabato). La classe visita autonomamente la mostra senza guida. Le classi avranno partenza scaglionata: una classe all’ora
    ore di entrata: 10.00/11.00/12.00/13.00/14.00/15.00/16.00
  1. VISITA GUIDATA + LABORATORIO – COSTO Euro 4.00 ad allievoAttività didattica della durata di un ora e mezza prevede la visita guidata alla mostra e connessa ad essa l’attività di laboratorio.
    Giorni di attività didattica: MARTEDI MERCOLEDI E VENERDI mattina previa prenotazione
    I laboratori avranno un costo di Euro 4 ad allievo
  1. VISITA LIBERA NON GUIDATA + INCONTRO CON UN TESTIMONE - GRATUITO La classe visita
    la mostra e poi avrà la possibilità di incontrare un testimone in aula didattica
    (progetto seguito da Marina Campos)
    Giorni di incontro col testimone: LUNEDI E GIOVEDI
    (attività da concordare con la responsabile delle sezione veneziana
    dell’Associazione Figli della Shoah Sig.ra Marina Campos tel/fax 0415226443; michal@inwind.it).
  1. VISITA LIBERA NON GUIDATA + VISIONE FILMATO IN AULA DIDATTICA - GRATUITO
    Attività proposta a classi o gruppi di adulti
    Giorni di proiezione: 1 proiezione tutti i pomeriggi alle ore 15.00
    (attività da concordare con la responsabile delle sezione veneziana
    dell’Associazione Figli della Shoah Sirg.ra Marina Campos tel/fax 0415226443; michal@inwind.it).