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29 Marzo 2009

Stagione di Musica da Camera 2008-2009. Dialoghi col diverso

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Mischa Maisky, Grigory Sokolov, Jean-Luc Ponty, sono alcuni dei nomi di questa nuova programmazi      2008-2009 che si preannuncia singolarmente “avventurosa”. Il cartellone dei prossimi quindici concerti – l’inaugurazione il 27 ottobre è proprio con Mischa Maisky - porta un titolo sensibile all’atmosfera dei tempi - Dialoghi col Diverso - e sottolinea la presenza di alcune scelte particolarmente suggestive. Riappare il tema del  rapporto di musica e letteratura già onorato in passato     (i concerti dedicati a Beckett e Joyce come fonte di ispirazione per la vocalità cameristica o il pianoforte); ma quest’anno l’avvicinamento si fa anche più ‘audace’ rispetto ad una linea per così dire consueta.

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Molteplici i punti di forza: il frenetico mondo del Jazz, affiancato alla figura di Francis Scott Fitzgerald, testimone di una miticizzata “età del jazz”; le atmosfere sensuali e torbide del tango argentino suscitate dalle pagine appassionanti di Jorge Luìs Borges;  L’Histoire du Soldat” di Afanas’ev e Stravinskij la cui storia verrà narrata dalla voce di Fanny Ardant ed eseguita dallo Scharoun Ensemble guidato dal violinista Kolja Blacher. E proprio “l’Histoire” di Stravinskij potrebbe porsi come emblema del “Diverso”, poiché persino i piedi biforcuti del diavolo devono superare, pur di sperare nella vittoria finale, l’eclettica prova di un americano ragtime, di un valzer viennese e di un tango argentino. In tutti i casi sulla scena interpreti di grande notorietà: il violinista Jean-Luc Ponty offre una prospettiva verso la musica jazz dall’angolatura originale di uno strumento classico, ma estremamente duttile: il violino. Il Quartetto Libra e il Trio Esquina, guidati dalla sensibilità di César Stroscio ci porteranno

invece nella periferia di Buenos Aires dove il tango nacque. E nostro Virgilio sarà quel Borges capace di tratteggiare con intimità e passione condivisa la storia spirituale di questa danza, colma di evocazioni rituali. Per non dimenticare la presenza di una primadonna come Fanny Ardant che darà voce ad una favola morale russa.

A rafforzare il progetto interdisciplinare sono previste le presentazioni di studiosi che offriranno il loro contributo di specialisti alla conoscenza di Fitzgerald, di Borges, del tango, della storia del jazz.

Le “Diversità” sono tuttavia tali solo se esiste un’identità forte con cui possono raffrontarsi. Ed infatti negli altri concerti della rassegna la ferma, salda realtà della tradizione storica si esprime attraverso una teoria di grandi interpreti della consacrata tradizione esecutiva. Alcuni sono già conosciuti ed osannati dal nostro pubblico e dal pubblico di tutto il mondo (Maisky, Sokolov, Lonquich, Piotr Anderszewski, i già citati Quartetti Borodin, Hagen, Arditti, Ysaÿe, il violinista Kolja Blacher, il Trio di Parma), altri sono nuovi per Venezia: il Quartetto Modigliani, lo Scharoun Ensemble, il pianista Alekseij Lubimov, il Quartetto Bennewitz, recente vincitore praghese del Concorso Borciani per quartetto d’archi. Concorso di tutta garanzia, considerando la carriera di cui si sono resi protagonisti i vincitori delle precedenti edizioni: parliamo tra gli altri del Quartetto Artemis e del Quartetto Kuss.


Il repertorio proposto nelle quindici serate si muove quindi in variegati territori con alcune direzioni predominanti suggerite dalla peculiarità degli organici; non solo quartetto d’archi, ma anche formazioni che ne derivano per addizione strumentale: un violoncello, una viola, un pianoforte, oppure organici unici (come quello richiesto dall’Histoire du Soldat di Stravinskij); infine la varietà policroma delle sonorità che la ‘Band’ di Ponty o il quartetto più trio diretto da César Stroscio esigono.


I Compositori previlegiati dalla rassegna sono i Grandi Classici (Bach, Haydn, Beethoven, Schubert, Brahms); il Novecento storico (Stravinskij, Schönberg, Webern, Janacek, Bartok, Rachmaninov, Shostakovitch); una monografia dedicata a César Franck che completa un omaggio alla musica francese con la lettura di Debussy, Ravel, Fauré.

 

Venezia, Teatro La Fenice

 

 

Programma

 

 

27 Marzo 2009

RITROVARE IL MUSEO: Murano 1797-1859 dalle collezioni del Museo del Vetro

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“Ritrovare il museo”: una serie di mostre dedicate alla riscoperta e alla valorizzazione di nuclei delle collezioni, normalmente non esposti al pubblico ma di particolare importanza e significato.
Il primo appuntamento, dal 6 dicembre 2008, riguarda gli straordinari e poco noti vetri del primo Ottocento, la cui completa catalogazione è stata possibile grazie al Comitato italiano dell’Association Internationale pour L’Histoire du Verre, con il contributo della Regione Veneto. Della produzione di questo periodo il Museo possiede la raccolta più importante al mondo.
Curatori del progetto sono Aldo Bova e Silvio Fuso; 135 le opere esposte, che documentano un momento delicatissimo nella storia del vetro muranese, dopo la caduta della Repubblica, in cui pochi maestri di particolare talento e coraggio, reagendo a una profonda crisi sia economica che artistica, cercano di conciliare il bisogno di innovazione e di cambiamento con un recupero delle tecniche e dei segreti del passato, e aprono la strada alla straordinaria rinascita della seconda metà del secolo. La mostra si svolge con il sostegno dell’Associazione VetroVetro, negli spazi del Museo recentemente rinnovati e riallestiti.

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Protagonisti di questo periodo - il più oscuro che la storia del vetro muranese ricordi, durante le dominazioni straniere dopo la fine della Repubblica di San Marco (1797), - sono maestri e imprenditori che singolarmente, senza un coordinamento o una qualsiasi occasione di condivisione, cercano di reagire allo scoraggiamento e alla crisi, attuando diverse strategie.
Da un lato continuano, malgrado le difficoltà nei commerci (dazi pesanti per le merci in uscita e per le materie prime in entrata), la tradizione gloriosa del vetro settecentesco (lampadari, specchi, servizi da tavola); dall’altro lavorano su ordinazione per gli antiquari che spacciano in tutto il mondo come antiche le riproduzioni eseguite in questi anni; da un altro ancora riescono a recuperare i segreti di alcuni tipi di vetri preziosi ma difficili e perciò caduti in disuso, come calcedonio, avventurina, filigrana; infine si sforzano di innovare, sia inventando qualcosa di nuovo nel campo delle perle, delle murrine, dei mosaici e delle filigrane sia modernizzando le forme degli oggetti per adeguarle al gusto biedermeier e neoclassico. E proprio in questa ricerca dell’innovazione gli esiti del loro lavoro raggiungono spesso livelli qualitativi mai più eguagliati: i calcedoni di Radi, le raffinate filigrane di Bigaglia e Graziati dalle soluzioni tecniche e formali del tutto inedite sono capolavori assoluti su cui la mostra si sofferma con particolare attenzione.
Ma non sarà grazie ad essi che questi artisti imprenditori otterranno un riconoscimento e il successo economico (Graziati ad esempio fallisce, Jacopo Franchini impazzisce, Bigaglia si arricchisce con le perle e non con le filigrane, Radi ha successo con i mosaici e non con il calcedonio…). La complessa vicenda storica si intreccia con la loro vita e la loro produzione e anche di questo la mostra offre documenti straordinari, come la piastra con il ritratto monocromo di Napoleone I, realizzata in occasione della visita dell’imperatore a Murano il 3 dicembre 1808, esattamente 200 anni fa. Virtuosistiche anche le opere di gusto neoclassico e particolarmente interessanti i coloratissimi campionari.
L’insieme offre un’occasione unica non solo per riscoprire settori importantissimi delle collezioni del museo, ma anche per riflettere sugli intrecci tra vicende umane e imprenditoriali in momenti di crisi e per riconoscere il ruolo dei personaggi cui spetta il merito di aver aperto la strada ai maestri che, nella seconda metà dell’800, otterranno finalmente il meritato successo internazionale, riportando Venezia e Murano all’eccellenza dei secoli passati.

Orario
10-18 (biglietteria 10-17.30) - chiuso mercoledì
dal 6 dicembre 2008 al 1 maggio 2009
Ingresso con il biglietto del museo
intero euro 5,50
ridotto euro 3,00  ragazzi da 6 a 14 anni

21 Marzo 2009

TEMI & VARIAZIONI. DALLA GRAFIA ALL’AZZERAMENTO JASON MARTIN

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Concentrandosi sui dipinti e le sculture della Collezione Peggy Guggenheim e su alcuni prestiti da altre collezioni e gallerie, l’esposizione abbraccia un arco temporale che dall’inizio del XX secolo accompagna il visitatore attraverso le avanguardie del secondo dopo guerra fino ad arrivare alla contemporaneità.

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La mostra esplora le variazioni del segno come codice, riferimento, griglia, citazione, alfabeto ed espressione, approdando all’azzeramento: il monocromo, l’apparente vuoto. Ad interpretare questo grado zero della pittura è stato invitato l’artista britannico Jason Martin, uno dei più interessanti pittori della generazione degli Young British Artists. Nella personale a lui dedicata nell’ambito di Temi & Variazioni, Martin, che sta ultimando alcune tele espressamente realizzate per la mostra veneziana, costruirà uno spazio vibrante in cui convivono le infinite possibilità del dipingere.

Biglietti
Adulti: 12€
Senior oltre i 65 anni: 10€
Studenti fino a 26 anni: 7€ (oltre la scuola dell’obbligo con una tessera studenti valida)
Bambini fino a 10 anni, soci: gratuito

Orario
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre.

10 Marzo 2009

Disagi immagini dal manicomio di San Servolo

Archiviato in: Eventi — admin @ 13:10

Nel Manicomio la stessa operazione terapeutica, quale trasformazione a
partire da cui un soggetto considerato malato cessa di essere tale, può
verificarsi solo allinterno di questa distribuzione regolata del potere.
Lordine disciplinare è dunque sia la condizione del rapporto con
loggetto e delloggettività della conoscenza medica, sia la condizione
delloperazione terapeutica.
(Michel Foucault, Il potere psichiatrico, Corso al Collège de France, 1973-1974)

Simboli del disagio e dellesclusione sociale a San Servolo: pezzi di storia passata del manicomio maschile di Venezia, chiuso appunto in quell’isola di fronte a Piazza San Marco ma da essa anche molto lontano, vengono riproposti in 64 fotografie originali che la Fondazione di San Servolo propone in una mostra negli spazi più prestigiosi della Fondazione Bevilacqua La Masa.
Il visitatore vi trova, così come nel catalogo che accompagna la mostra, il cortile alberato del Manicomio di San Servolo, i ricoverati seduti sulle panchine, gli infermieri vestiti da custode, le lunghe inferriate alle finestre delledificio di sfondo e il grigiore dellambiente con le desolate figure sedute inermi lungo il violone alberato. E ancora, dormitori per i malati pericolosi, per quelli agitati, per quelli calmi
Tanti gli strumenti per i soggetti pericolosi: manette, manicotti rigidi, catene ed accanto le docce che per tradizione, soprattutto se fredde, sono pensate come intervento sui ricoverati. Ma nellisola sono state trovate una doccia gabbia, dove i getti dacqua, proiettati da ogni lato, dovevano essere usati anche per bloccare uno stato di eccitamento o le reazioni spiacevoli a una pseudocura non tollerata; un ferma fascette, una sorta di temperino ben conservato con denti in una delle parti; un rotolo di robuste fasce che servivano per legare gli agitati.

All’esposizione, curata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, di questo antico materiale fotografico, talvolta sconcertante, commovente o anche raccapricciante, fanno eco alcune opere pensate dagli artisti che lavorano negli atelier messi a disposizione ogni anno a giovani artisti dalla Fondazione Bevilacqua La Masa. Gli artisti esordienti sono stati chiamati a confrontarsi con il tema offerto dall’ospedale psichiatrico e con un pezzo della storia della città in cui operano. In ogni sala, accanto alle immagini dellarchivio, sono allestite opere video, fotografie, disegni e installazioni, che cercano di intrecciare un dialogo con l’idea stessa di follia.
DallArchivio, testimonianze inscindibili della vita manicomiale offrono indicazioni importanti su ciò che stava fuori del manicomio, le condizioni materiali di vita delle persone che diventano i pazzi- solo per citarne alcuni, i contadini pellagrosi, i bambini down, le donne depresse, gli epilettici, gli alcolisti - le paure ancestrali dei normali o dei più forti che, nelle richieste di segregazioni ritrovano il loro equilibrio o il loro potere. Ma il fuori riguarda anche la medicina, le sue conoscenze e le sue terapie.
Un Manicomio, chiuso nel 1978, che rivive oggi attraverso le fotografie immortalate durante i ricoveri. Un archivio di memorie che permette di capire come listituzione manicomio nel tempo sia diventata un contenitore inquietante del disagio, della diversità, della sofferenza e come nella vita di molti uomini e donne, siano state date risposte difensive e stigmatizzanti.

In mostra, oltre alle 64 fotografie che ritraggono le sale utilizzate dai pazienti per le cure, anche le immagini della follia che arrivano dallAlbum Comparativo custodito nell Archivio della Fondazione di San Servolo. La serie contiene una selezione molto nutrita di foto scattate agli alienati al momento del ricovero e al momento della dimissione tra il 1837 e il 1887. Lavvio di questa pratica implicò subito, a partire dal 1874, sia linserimento in ogni cartella clinica di una foto del ricoverato, scattata al momento del suo ingresso a San Servolo, sia, in qualche caso, linserimento di foto nelle relazioni statistiche, solitamente triennali, redatte dai direttori del Manicomio.

Artisti in mostra:
Blauer Hase, Estevan Bruno, Valeria Cozzarini, Lea Jazbec, Laure Keyrouz, Andrea Kvas, Giulio Frigo, Agne Riceviciute, Alberto Scodro, Elisa Strinna, Ayano Yamamoto.